Silvia Bulgarelli

Silvia Bulgarelli

Da grande voglio fare l’ Imperatrice.

Sono Silvia Bulgarelli, alias Jean T. Noir, vivo tra Carpi, Modena e Mantova e sono diplomata in Fashion Design ed in Graphic Design.

Da sempre nel campo del Design applicato ad una gamma di prodotti particolarmente eterogenea, mi occupo dell’aspetto grafico/estetico di articoli che spaziano dall’identità aziendale, all’ immagine coordinata, ai contenuti, al web, alla stampa del e sul tessuto, alla fotografia ed alla conseguente post produzione.

Sono Presidente dell’ Associazione Culturale Apart, con sede a Modena; oltre al ruolo istituzionale, sono responsabile delle attività di Marketing, Branding e Comunicazione. Sono Titolare di Paint It Black

Luigia Pantalea Rovito

Luigia Pantalea Rovito

Il pericolo è il mio mestiere: faccio la traduttrice.

Ho due nomi. Il primo sa di antico, il secondo di “Eh?!”
Ma siccome ci si abitua a tutto, me li porto addosso come un vestito su misura.

Vivo in provincia di Bologna, da terroncella fuori sede molto ben integrata. Almeno, credo.

Il pericolo è il mio mestiere: faccio la traduttrice. Il che significa giornate intere trascorse a sguazzare nelle parole come un maialino nel fango. E siccome nelle parole o ci sguazzi felice, oppure non sono il tuo habitat naturale, scrivo pure. Al momento, ho arricchito il mondo della cultura italiana con una raccolta di racconti (Sorrido a ogni cane che incontro) e un romanzo (Vita di Miranda). La più recente esperienza nel meraviglioso mondo della scrittura è lo script per il nuovo film dell’Associazione Culturale Apart. Anche il film si intitola Apart. Una coincidenza? Non credo proprio. Anche perché si prevedono altri, succulenti progetti insieme al regista Massimo Menchi e compagnia.
Mi piace leggere, cucinare, sgranocchiare arachidi e spupazzare i miei cani – non necessariamente in quest‘ordine. Amo il cinema di una volta, e ritengo l’avvento del Technicolor inutile e dannoso.
Non mi piace chi non prende mai posizione, non mi piacciono i razzisti, né gli ipocriti.

Sono il vicepresidente dell’Associazione Culturale Apart.

Stefano Covili

Non so perché ho scelto proprio questo pianeta.

...non so perché ho scelto proprio questo pianeta per concedere una manifestazione fisica alla mia energia vitale. Forse perché nel 1964 era ancora un posto interessante in cui lasciarsi accadere o forse perché il suo esserlo troppo poco mi offriva lo stimolo a diventare soggetto attivo di accadimenti. Probabilmente è andata davvero così, perché in fondo questo pianeta mi è sempre stato stretto e mi ha spinto alla continua ricerca di vie di fuga ed espansioni (fanta)coscienziali. Così, attraverso un‘infanzia destabilizzata dai libri di Peter Kolosimo e dalla sci-fi delle produzioni di Gerry & Sylvia Anderson, sono arrivato a precipitare la mia adolescenza nella via di fuga interiore per eccellenza, quella senza ritorno, il wormhole della Musica. E la Musica è diventata veicolo di accadimenti che mi hanno visto soggetto attivo, dapprima come DJ e agitatore culturale dalle frequenze di Antenna 1 Rock Station, poi come giornalista/editore della rivista "Melodie & Dissonanze" e collaboratore occasionale di altre pubblicazioni musicali; infine come altrettanto occasionale produttore di un paio di CD nel corso degli anni ’90. Fino a quando anche gli accadimenti legati al Suono mi sono risultati stretti ed ho sentito l‘esigenza di rivestirli con la vertigine della Visione dedicandomi all’assemblaggio di immagini, al video editing e alla fotografia. Visioni statiche o in movimento, altre vie di fuga, altre esplorazioni. O forse sempre la stessa che, fortunatamente, non vuole ancora trovare pace.

Massimo Menchi

Massimo Menchi

Forse da grande farò il regista.

In origine c’erano le foto e i filmati girati con mio padre, il fascino istintivo per quella prima cinepresa Arco 16mm con carica a molla e torretta rotante con tre obiettivi che tuttora custodisco gelosamente. Negli anni ’80 nessuna Ipotesi “Olmiana”, nessun atelier parigino e nemmeno apocalittici portici bolognesi. La consapevolezza è una brutta bestia, non si rivela che quando coscienza e un briciolo di maturità si allineano come i pianeti di un universo dominato dal caos, e quando la passione si manifesta, improvvisamente, fuori tempo massimo, non ti abbandona più. Avide letture di libri, di “quaderni” francesi, infiniti seminari, e bulimiche visioni notturne covate e metabolizzate, nel tentativo mai concluso di sviluppare una (tutta privata) riflessione critica intorno a quel mezzo espressivo che da sempre esercita su di me un fascino immutato.
Poi però sono sempre le persone che fanno la differenza.
Nel 2006 ad un primo corso di scrittura cinematografica incontro Chiara Idrusa Scrimieri, giovane regista e illuminata insegnante, capace di infondere rispetto e fiducia nella creatività di ognuno e, dopo il terzo corso “a carattere filmico”, ironica quanto basta per intimarmi con fermo sorriso “Mò basta corsi, fai!”
Durante questi corsi ho avuto anche la fortuna di confrontarmi con professionisti del settore come Giorgio Diritti (regista) e Paolo Cottignola (montatore) dalla cui esperienza ho cercato di assorbire più di quello che un libro di testo potrà mai spiegarti.
Nello stesso periodo conosco Massimo Termanini, per il quale il termine musicista risulta riduttivo. Insieme a “Termos” mi sono finalmente buttato a “fare”, senza timore, creando insieme ad altri amici progetti sperimentali, audaci, artigianali e divertenti.
Nel frattempo non ho perso la sana abitudine di partecipare a seminari e a workshop con artisti come Costanza Quatriglio o Leonardo Di Costanzo.
In mezzo, ho scritto e diretto cortometraggi di discutibile valore artistico con l’onnipresente amico Fabio Nicoli, progetti anche bizzarri e provocatori in stile documentaristico come “Guitar Zero” o “Tutta mia la città”, insieme al musicista Pietro Orlandi e all’amico Ilmo Malagoli, riprese di spettacoli teatrali e un esperimento rimasto unico di video musicale sul brano “Ritorno indietro”, per la band modenese Dallas Multipass di Federica Lanna, ora rockstar di metal sinfonico. Tutto questo vissuto come un gioco ma anche come esercizio nell’ottica di apprendere e migliorare.
Nel 2014 arriva come un fulmine a ciel sereno la proposta, da parte di Sergio Giacomini, Stefano Covili e Monja Macchioni di dirigere un lungometraggio e io mi ci butto a capofitto, anima e cuore. Un progetto folle, completamente autofinanziato e autoprodotto, grazie al quale ho imparato tanto e ho anche scoperto di avere alcune qualità che non credevo di possedere.
“A.R.” è stato proiettato in sala nel 2017 e sebbene io resti profondamente critico il risultato non è disprezzabile, mi ha dato tante soddisfazioni personali ma soprattutto mi ha spinto a credere di poter continuare a sognare.
Forse da grande farò il regista.